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83 days ago
Quando si cambia molto in fretta, gli altri restano come spettatori congelati e con loro iniziano i silenzi.
Anche le persone con cui si condividono amicizie o relazioni da anni, se non seguono allo stesso passo, restano indietro, appesantite e rallentate dalla loro paura o dal rifiuto del cambiamento.
È molto triste, ma è il loro modo di non cambiare che li tiene lontani, che ci fa sentire a un certo punto irrimediabilmente estranei.
Del resto, noi abbiamo capito che è la scoperta a tenerci in vita, la ricerca di un Io più grande — quello che Jung chiamava processo di «individuazione».
Sembra che loro non ci capiscano più: in effetti, siamo noi a non capire loro.
Non capiamo come si possa amare più un’abitudine che una guarigione, un dolore antico rispetto a una piccola o grande liberazione, un sapere di essere qualcosa, un difenderlo, piuttosto che il lasciarsi sommergere da nuovi territori, sconosciuti e profondi.
Gabriele Policardo

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